Analizzando l'ultimo progetto "TUTTO È POSSIBILE", emerge chiaramente una maturazione artistica che va oltre i confini del genere urban locale. La capacità di far coesistere sonorità reggaeton internazionali, come nella collaborazione con Anuel AA, e l'eredità melodica di Pino Daniele, dimostra una versatilità tecnica che pochi artisti in Italia possiedono attualmente.
A livello di produzione, si nota un'attenzione quasi scientifica al mix e ai flow, che risultano molto più stratificati e rifiniti rispetto ai lavori precedenti. Questa direzione più "conscious" e curata sembra voler posizionare l'artista non solo come un fenomeno mediatico, ma come un solido punto di riferimento tecnico per la scena europea. Secondo voi, questo equilibrio tra dialetto e produzioni internazionali è la chiave definitiva per il mercato estero o c'è il rischio di perdere quel "rumore del cuore" tipico delle origini?